413° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GIORDANO BRUNO GRANDE FILOSOFO E ASTRONOMO MESSO AL ROGO DALLA CHIESA CATTOLICA

 

 

Da segnalare che il cardinale Bellarmino che lo ha ucciso é stato santificato, così come Cirillo che ha trucidato Ipazia e Stepinac  collaboratore del nazisti in Jugoslavia. Forse il  nostro calendario é un elenco di criminali.

Giordano Bruno è nato in Campania, e precisamente a Nola nel 1548. A diciotto anni entrò nell’ordine domenicano, dove una irrisolvibile incompatibilità con la chiusura mentale imposta dalle autorità
ecclesiastiche lo indusse a gettare l’abito talare ed a fuggire in Svizzera.

Qui aderì al Movimento Calvinista, ma nuovamente in contrasto con la chiusura religiosa del regime teocratico abbandonò anche la Svizzera.

Spinto da un carattere esuberante, dettato da un’intelligenza non comune, da una vasta cultura e dalla volontà di “ragionare” in netto contrasto, col concetto base di qualunque religione, lascerà ben presto anche la Svizzera, per riparare in Francia, dove si dedicherà all’insegnamento della filosofia  e dell’astronomia, riscuotendo ampi consensi, ma incontrando, nello stesso tempo, numerose difficoltà causate dagli Aristotelici intransigenti.


Il periodo più fertile, come scrittore, si verificò per Giordano Bruno, in Inghilterra, dal 1583 al 1585.

Lascerà poi l’Inghilterra per tornare ad insegnare nella città di Vittemberg.

Dalla Germania peregrinò a Praga e quindi a Francoforte, fino a ritornare in Italia su invito del nobile veneziano Mocenigo.

E sarà proprio Mocenigo, un anno dopo, a denunciarlo, come eretico, al tribunale dell’inquisizione di Venezia.


In seguito ad un primo processo venne consegnato, da Venezia, all’inquisizione di Roma che avviò, contro Bruno, un secondo processo per la durata di sette anni e precisamente dal 1593 al 1600.


Giordano Bruno , in questo lungo e doloroso travaglio, ebbe modo di comprendere come nessuna possibilità di intesa o di conciliazione sarebbe stata possibile a causa dell’oscurantismo e del fanatismo della chiesa
cattolica e rifiutò, quindi, con sdegno, sia di abiurare le sue teorie scientifiche che di ritrattare le eresie di cui veniva accusato verso la chiesa che lo stava giudicando.

Consegnato al braccio secolare per ordine del cardinale Bellarmino (oggi santo, per meriti speciali) fu arso vivo in Campo dè Fiori a Roma il 17 febbraio del 1600.



Il pensiero di Bruno è complesso.

Alcuni studiosi affermano poterlo identificare in tre diverse concezioni: quella neoplatonica, quella naturalistica e quella di ispirazione pitagorica e democritea.


Ma non vanno sottovalutati altri aspetti quali gli studi per il perfezionamento della nostra memoria e per il potenziamento delle nostre capacità, miranti a scoprire sempre nuove “verità”.

L’intelletto universale è, secondo il pensiero bruniano, la causa efficiente dell’universo, la primaria facoltà dello spirito del mondo. 

Sulla base di questa concezione della natura Bruno conclude affermando che  tutte le cose sono animate perchè  “Lo spirito si trova in tutte le cose ed esso empie tutta la materia”.

E per avvalorare questo concetto che precede di alcuni secoli il materialismo dialettico, di Marx ed Engels, Bruno scriveva : ”…non vedete voi che quello che era seme si fa erba, e da quello che era erba si fa spiga, da che era spiga si fa pane, da pane chilo e da chilo sangue…e da questo seme, da questo embrione, da questo uomo, da questo cadavere, da questa terra, da questa pietra, oppure da altre cose, per venire a tutte le forme naturali?”.


Da notare, appunto, come Egli parli di materia in movimento, e trasformazione, concetto che due secoli e mezzo più tardi verrà ripreso come
concezione del mondo materialistico dialettico.

Nella concezione bruniana, la materia viene intesa come principio attivo, come tensione interna, come vera e propria energia produttiva.

La “mens super omnia” di cui parla Bruno  non è in riferimento ad una “deità” oppure ad una “mente  superiore” come vanno propagandando le religioni, bensì come la capacità dell’uomo di utilizzare  costantemente “la ragione”, quale meravigliosa forza invincibile. 

L’unità della natura diviene uno dei punti fondamentali del pensiero bruniano.

Egli intendeva prospettare una nuova concezione fisica del mondo, una nuova cosmologia, e lo fece con   acute osservazioni di “dinamica” che precorsero quelle di Galileo.

Con un esperimento molto simile a quello che verrà, più tardi, sviluppato da Galileo, Bruno affermava: “…con la terra si muovono tutte le cose che si trovano in terra”.

Quindi a sfavore dell’immobilità della terra, egli portava il fatto che i “gravi” abbandonati a se stessi,  cadevano verticalmente.

E queste sue osservazioni cozzavano con la concezione aristotelica che faceva dell’universo uno spazio chiuso, limitato, fornito di un unico centro.

 

Altri e diversi aspetti sono propri del pensiero bruniano. Talune sue teorie sono state dalla scienza moderna superate. Altre sono ancora valide.

Ma la figura di Giordano Bruno è una figura divenuta “popolare” non tanto per le sue teorie filosofiche ch’egli andava affermando, quanto per l’esempio coerente in difesa delle proprie convinzioni!

Egli ha opposto la scienza alla stregoneria, egli ha difeso il diritto ed il dovere alla “ragione” contro l’oscurantismo,  contro la manipolazione dei cervelli ed il ricatto delle coscienze in uso dal potere costituito e dalle religioni che, a vantaggio economico dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, hanno praticato,  senza remore,  l’uso dei roghi, hanno tagliato le lingue, sono ricorsi alle più bieche torture fisiche e morali. 


Oggi la sostanza di questa oppressione non è mutata. Essa penetra con mezzi sottili in tutti i settori  della nostra cultura condizionando negativamente tutto il nostro vivere civile.


Giordano Bruno non abiurò e non ritrasse nessuna delle sue affermazioni né si comportò da “pentito”  dinanzi alla minaccia di una morte atroce.

Egli appartiene alla storia degli uomini più nobili sia del nostro paese che del mondo intero. 

Egli ci ricorda gli antifascisti che non abbassarono il capo al nefasto regime, e coloro che morirono per mano dei nazisti gridando: viva la libertà!

Giordano Bruno ci ricorda l’impervia battaglia dei popoli per la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per il diritto all’uguaglianza ed  alla giustizia sociale.                        


Sappiamo essere in atto più di un tentativo per snaturare il significato della “preziosa eredità” lasciataci da Giordano Bruno.

Si parla di astrologia, in termini da “tarocchi”, la piovra vaticana è in agguato e lavora oltreche per ottenere finanziamenti legali,  anche  per carpirne di oscuri  sia per la divulgazione di una cultura individualistica ed oscurantista, sia per contaminare e coercire, con elementi infiltrati, tutti gli organismi laici, partiti e  istituzioni  statali.

L’assalto della chiesa cattolica alla scuola pubblica italiana è palese dimostrazione di come gli eredi degli assassini di Giordano Bruno, non siano difatto  cambiati.

Sappiamo anche che si vuole giungere al “pentitismo del vaticano” non tanto perchè oggi serva a qualcosa, rispetto alla figura di Giordano Bruno, quanto per fornire al Vaticano una carta vincente anche in relazione a questo crimine, come è già stato fatto per Galilei.


Ma come dice una vecchia saggezza popolare: -Costoro fanno i conti senza l’oste!- Sì. È possibile utilizzare strani personaggi dalla moralità torbida e corrompere, adulare gli ambiziosi, allettarli dando loro i mezzi per

apparire giornalisti, redattori, conferenzieri, presidenti od altro ma tutto questo non sarà sufficiente per  mettere in ombra il valore etico e morale di Giordano Bruno, la sua appartenenza ai sentimenti più nobili dei popoli, che lo porteranno sempre nel cuore come un simbolo di libertà e di giustizia contro l’oscurantismo clericale, contro l’oppressione del potere, per la libertà di pensiero, per  il diritto alla Ragione.